Oceano Web
Quando penso alla più grande e rivoluzionaria delle meraviglie moderne non mi viene in mente l’auto ibrida, né la stazione spaziale internazionale (anche se è proprio un bel giocattolino!) e neppure il robot della Toyota che sa suonare il violino.
Io penso a Internet.
E la vedo come una rete tanto potente, capillare ed estesa che mi sorge spontanea una domanda: riuscirà il genere umano a non rimanervi intrappolato come un pesce? Siamo passati dall’Età Moderna, nella quale assolute e spesso crudeli ideologie si scontravano nel buio dell’ignoranza e della coercizione di massa, a un periodo di transizione, in cui siamo smarriti e accecati da milioni di fonti eterogenee di informazione. Una futuristica Babele nella quale noi viviamo quotidianamente, dove siamo travolti da un flusso di idee impressionante e sempre più ingestibile per la nostra mente, ancora abituata ai modi di pensare tradizionali e sistematici e ai ritmi relativamente lenti dell’apprendimento.
In questo “spazio vuoto” e da poco popolato rischia di prevalere la feroce logica di chi “la spara più grossa” su quella del dialogo e dello scambio di impressioni sul mondo, che ha permesso di realizzare progetti meravigliosi e semplicemente impensabili per millenni, come Wikipedia (tanto per citarne uno che mi sta particolarmente a cuore). E’ proprio questo il punto che vorrei analizzare meglio in questa sede, a partire da oggi, cercando di approfondire quali siano le tendenze attuali e a che cosa presumibilmente potranno portare in un futuro non certo lontano.
Vorrei partire ponendo una non semplice domanda: a che cosa serve Internet?
L’invenzione del fuoco ha permesso ai primitivi di iniziare il cammino verso la Civiltà semplicemente cuocendone il cibo e scaldandoli lungo duro inverno. La penicillina ha salvato milioni di vite svolgendo una specifica funzione battericida… Ma Internet?
Si potrebbe rispondere, un poco superficialmente a mio avviso, che “Internet è fatta per comunicare e per scambiarsi informazioni”, ma questa è una visione restrittiva, poiché riduce a una piattaforma di scambio di pacchetti dati ciò che è in realtà il sistema nervoso nuovo di zecca dell’umanità, con molteplici funzioni, diverse scelte di organizzazione locale e utenze molto lontane fra loro. C’è l’internet del mercato e del marketing, della conoscenza e del sapere condiviso, della trasgressione e degli sfoghi, del tempo libero, della politica e di molto altro ancora.
Ognuna di queste svolge un ruolo organico nel definire una sorta di “immagine della società globale” in continuo e repentino mutamento, che fotografa (anzi, filma) una realtà polimorfa e in movimento. Tale movimento, come ci insegna la storia delle società e dei popoli del passato, può portare a gioiose età dell’oro, ma pure a inconcepibili tragedie umane, e va perciò sottoposto alla guida dell’etica e del buon senso, non certo due “prodotti” all’ultimo grido.
Infatti, sappiamo bene come nello spirito umano aleggi da sempre il male, e come i mezzi di comunicazione di massa siano stati utilizzati come catalizzatori di violenza in molteplici occasioni, basti pensare alla propaganda radiofonica fascista nel Ventennio, a quella televisiva nella dittatura argentina e nell’Unione Sovietica durante la Guerra Fredda.
Sappiamo anche che il cieco potere attuale ha mezzi molto più subdoli e sofisticati per mantenere il suo status: la censura e la manipolazione dell’informazione ne sono un esempio lampante, e possono essere “non visti” in azione non solo in Cina e Iran, ma anche in quei paesi occidentali nei quali gli ideali illuministici di Libertà di Espressione e Democrazia non sono mai penetrati a fondo…
Come ogni rivoluzione che si rispetti, quella avvenuta nel campo dell’Informazione rischia di essere guidata verso il baratro se le persone che la vivono non prendono coscienza della propria situazione grazie all’uso della ragione, ed è proprio quello che deve succedere ora, anche grazie all’insegnamento di grandissimi pensatori del presente e del passato, come Karl Popper e Zygmut Bauman.
A questo proposito segnalo due libri che possono essere letti seguendo questo tema:
Karl Popper e J. Condry, Cattiva maestra televisione, Reset, 1994.
Bauman Zygmunt, Consumo, dunque sono, Laterza, 2008
2 comments so far
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E’ un rischio, è vero. Ed i governi stanno cercando di incatenare l’oggi libero flusso di informazioni in Rete. Ci va bene che gli stessi ministri che avanzano tali proposte di legge sono ignoranti in materia, e difettano delle competenze necessarie per mettere su qualcosa di solido (nella sua negatività).
G.
Bell’articolo, ti chiederò di parlarmi di Bauman però perché lo ignoro totalmente
In cambio mi permetto di aggiungere qualcosa alla definizione di Internet: trovo (forse un po’ guidato dall’impostazione fortemente cognitivista che ho assunto) che la miglior definizione del computer sia di “Protesi per la mente” (ora non ricordo chi l’avesse formulata, poi lo cerco): è valida anche per il computer che calcola funzioni staccato dal mondo esterno (così come per il videogioco eh, estende gli orizzonti mentali pure quello), ma se consideri la lezione fondamentale delle scienze cognitive, e cioè che la mente NON è il prodotto dei neuroni ma della loro RETE, ottieni che questa definizione di “Protesi della mente” è perfetta per il pc connesso a Internet, perché è un’enorme rete che connette tante piccole reti, consentendo ad esse di giungere dove non sarebbero mai potute arrivare.
Per la questione libertà… Sono d’accordo con te, il problema è di capire chi dovrebbe fornirla questa “etica” da applicare con Internet, credo che manchi ancora una generazione di filosofi di Internet (ma sono certo che arriveranno, probabilmente la scuola di Putnam produrrà qualcosa, anzi qualcuno!), per cui è veramente difficile stabilire chi possa essere il più indicato, anche ad un livello fortemente utopico (dubito che prenderanno mai un filosofo a decidere su questioni come il copyright…). Concordo anche sul fatto che la cosa più stupefacente sia non tanto che questi sistemi vengano attuati in paesi retti da regimi spietati (es Cina), ma che questo venga fatto pure in paesi occidentali (Australia) o DA paesi occidentali (il firewall cinese l’ha fatto la Cisco, anche perché nessun altro sarebbe stato in grado come mezzi). D’altra parte è anche vero che pure il firewall della Cisco in Cina che è il TOP come tecnologia è aggirabile per mezzo di programmi esterni da molti anni (ne leggevo in 1^ liceo), tutto grazie alla sostanziale parità che si ha nel mondo virtuale: le istituzioni avranno sempre dei vantaggi, ma finora non sono mai riuscite a dimostrarsi invincibili, e anzi i piccoli sviluppatori indipendenti hanno saputo farsi valere sempre più (e la notizia passata un po’ in sordina di qualche giorno fa riguardante il sorpasso di Firefox su IE in Europa lo conferma)