Catene
Con grande passione e interesse continuo a ragionare e a studiare come la Rete abbia cambiato il mondo, chiedendomi se essa stia contribuendo a renderlo sempre più prigioniero di se stesso o se lo stia liberando grazie alla circolazione delle idee, allo stimolo dialogico verso un mondo meno violento.
Ebbene, tutti i miei sforzi e studi non hanno alcun senso se il cappio della censura si stringe così fortemente al collo del mio Paese, l’Italia, la quale è stata declassata al livello di semi-libera per quanto riguarda la libertà di stampa, seguendo tristemente una tendenza globale che ormai si protrae da sette anni. L’autorità autonoma che ha declassato il mio Paese è la freedomhouse, e questo è il rapporto, pubblicato il 1° Maggio, dal quale si evince che la nostra è l’unica nazione europea, insieme alla Grecia, ad aver raggiunto un primato così orribile, per il quale grandi giornalisti nostri connazionali ormai defunti come Montanelli o Biagi si rivolterebbero nella tomba, se solo potessero.
Anche il prestigio dell’Europa è messo in pericolo da tali oscuri sviluppi, che potrebbero minarne la credibilità se si dovesse proporre come una delle poche “comunità aperte” (termine volutamente azzardato, essendo io acceso sostenitore di una Europa veramente unita e libera) sul nostro piccolo pianeta chiamato Terra…
Al prossimo aggiornamento, sperando in un impegno da parte di tutti noi per salvaguardare i fondamenti dello Stato democratico.
4 comments so far
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Sinceramente non mi sembra niente di così eclatante.
Il punto non è la libertà di stampa vera e propria, nel senso che comunque non fa la minima differenza allo stato attuale: mi spiego meglio.
A gente come me e te, semplicemente la questione non tange. Ci troviamo le nostre notizie direttamente dalle agenzie internazionali, e se la cosa ci interessa approfondiamo tramite varie canali, ovviamente il tutto grazie alla Rete.
A questo punto tu ribatterai che siamo ovviamente una minoranza perché gli altri non hanno le competenze necessarie a farlo.
Ed io qui ribatterei che ti sbagli.
Il punto è che la maggioranza degli italiani non ha la VOGLIA di farlo prima ancora che le competenze (una ricerca su Google la fa anche uno con la licenza alimentare, altro che elementare. Anche non sapendo l’inglese qualche blogger c’è sempre). Ed è questo ciò che il buon Silvio ha capito (credo andando dove la P2 aveva fallito, cioè superando il semplice controllo dei mezzi d’informazione): i mezzi d’informazione non devono necessariamente essere un TG4. E’ sufficiente che parlino di veline, così come basta mettere a randa programmi delle varie Marie de Filippi e compagnia bella: tutto questo va ben a monte delle tue preoccupazioni dei notiziari, e genera una società di veline e calciatori. Un terzo stato dei giorni nostri che non ha coscienza di esserlo e anzi ne è fiero: questa è l’Italia del futuro, e se anche ci fossero notiziari tenuti da Travaglio ti assicuro che non cambierebbe proprio niente. Pensaci su.
Beh, innanzitutto non avrei ribattuto così, perché so bene come, digital-divide permettendo, la semplicità della fruizione dei contenuti informativi di internet stia divenendo sempre più semplice. Le cause sono almeno due: la prima è la sempre maggiore dimestichezza da parte degli utenti nel cimentarsi con i nuovi mass-media, anche in fasce di età più avanzate (come ho avuto modo di vedere insegnando a un simpatico corso di informatica per la terza età due anni fa); la seconda è la linearità e l’interattività degli strumenti tecnologici a disposizione del web-surfer moderno, che oggi, per esempio, può abbonarsi facilmente a un podcast o a un rss, condividere le sue conoscenze e cercare informazioni sensibili in modo più mirato ed efficace (qui penso all’innovativo servizio Liquida).
Terminato questo preambolo, credo di essere a grandi linee d’accordo sulla seconda parte del tuo commento, anche se forse è leggermente fuori tema con l’argomento da me discusso.
Non sto infatti trattando, quando parlo del principio fondamentale della libertà di espressione a mezzo stampa, di come vadano le cose in tv, dove di giornalismo di inchiesta ce n’è ben poco (e qui rendo onore a Report), ma dai principi fondamentali dello Stato Democratico, che io credo essere la forma di aggregazione sociale più evoluta e “meno sbagliata” che si sia vista sinora. Nel momento stesso in cui sono messi in dubbio questi principi, e per giunta in un paese europeo, si è sulla buona strada per quanto riguarda la censura di internet, della quale è certamente complice l’ignoranza e il menefreghismo della massa riguardo ai propri diritti e doveri, ma non certo attuatrice diretta. Non è infatti la massa ad assediare i principi fondamentali, ma la famosa Cupola italica interpartitica che salvaguarda la perpetuazione infinita del proprio potere, mentre gran parte dei cittadini ne sono ignari o rimangono indifferenti.
Ora, la radice del problema è secondo me la fonte di tale indifferenza, dovuta all’individualismo sempre più spinto della nostra società, in cui i problemi del mondo sono scaricati sulle singole persone e non vi è sentore di una comunità che possa collaborare alla loro soluzione.
Questa tendenza catastrofica lascia sul campo di battaglia le vite delle persone emarginate e consumate dalla ricerca della soddisfazione dei desideri sfrenati, e può essere tamponata e in seguito invertita solo tramite l’educazione nelle scuole, educazione alla democrazia, al lavoro di gruppo, alla solidarietà verso i più deboli e sfortunati, e anche, devo aggiungere, a un corretto utilizzo di internet che aiuti a formare i cittadini elettronici del domani in un regime democratico.
Ma molto probabilmente, per questo, è già tardi.
Riguardo al preambolo, sono d’accordo con te che la possibilità di informarsi per canali diversi dalla tv sia accessibile anche a chi non vive di pane e informatica, almeno da un punto di vista tecnico. Il problema sono le intenzioni. Insomma: Internet rende veramente il volere un potere, MA quel che ti contesto è che manca un volere a priori e che la società è strutturata in modo da alimentare questa apatia, nel ciclo infinito di cui abbiamo già parlato.
Per il resto… Ciò che dici tu secondo me non si realizzerà. A quanto so io, la freedomhouse in US ci ha declassati perché ha visto che qui c’è un certo signore (che tra un party e l’altro fa pure il presidente del Consiglio) che è titolare delle tre emittenti più viste in Italia nonché di un numero non indifferente di giornali, QUINDI la libertà di informazione viene compromessa da ciò (specie contando che essendo al governo ha sotto di sé anche la RAI) e non tanto da leggi in questo senso.
Il mio post voleva solo chiarificare che effettivamente Berlusconi non ha proprio il bisogno di fare alcuna legge limitante la libertà, perché governa un popolo di pecore che si sta impecorendo sempre più dietro ai modelli che LUI propone (propina), modelli di cui lui stesso fa parte oltre ai vari Costantino, modelli che gli garantiscono una facciata tale da fargli passare l’impunità come qualcosa di più che legale, addirittura sacrosanto.
Questo secondo me è il punto: le leggi le fa lo Stato, e lo Stato lo fanno tutte le persone. E questo è secondo me l’errore di quella che tu chiami “la forma di aggregazione sociale più evoluta e “meno sbagliata” che si sia vista sinora”: il voto dovrebbe venir dato solo a partire da un livello minimo di istruzione (diciamo media superiore?), ma lo Stato deve ovviamente garantire a TUTTI la gratuità dell’istruzione sino a quel livello (così come dovrebbe alzarlo…). E poi vediamo se vincerebbe ancora Berlusconi, o se gli elettori accetterebbero una classe politica di pecoroni senza lo straccio di una laurea che vive mettendolo nel culo agli idioti che li votano.
Non capisco che cosa tu intenda con il concetto di “Volere a priori”, temo che non significhi nulla.
E’ il singolo individuo ad avere i suoi interessi e desideri di approfondire temi avanzati e difendere i propri diritti fondamentali. Sinceramente, e lo dico per esperienza, di persone che si rimbocchino le maniche ce ne sono ancora molte. Ricadere nell’apatia non è una condizione definitiva e statica, la società reale, infatti, non è quella rappresentata dai media tradizionali, e neppure da internet. Essa è dinamica e mutevole, fatta da migliaia, milioni di persone, la vita di ognuna delle quali ha un valore inestimabile per ogni altra.
Non è quindi la Società in sé a guidare la massa verso la perdizione, bensì la naturalissima predisposizione dell’uomo al vizio. Resta il fatto che anche un peccatore può essere recuperato e fare del bene per la sua comunità, e chi non è un peccatore scagli la prima pietra.
Sinceramente, a me non interessa di quante emittenti abbia lui, o di quanti giornali egli controlli. Ho già perso la fiducia in quei mezzi da molto tempo (sempre facendo le debite eccezioni) e mi sento abbastanza libero di pensare e di ricercare informazioni sulla Rete così com’è oggi.
Mi interessa di più metterti al corrente del fatto che, oltre alle velate minacce e ai mafiosi consigli verso i giornalisti e verso i blogger, anche i legulei si sono mossi da tempo per tentare di imbavagliare questo potente mezzo.
Se ci riusciranno, sarà la fine del diritto alla libera espressione e il ritorno al medioevo, ma voglio sperare che non succeda, dato che noi non molleremo tanto facilmente.
Da quanto leggo nel tuo commento, pare che tutta la tua ideologia si sintetizzi nel più cupo pessimismo e nell’attacco a testa bassa nei confronti della “massa”, ma devo avvertirti che questo non servirà mai a nulla più che a farti del sangue marcio e della terra bruciata intorno.
Serve ottimismo e servono sogni in un’epoca così povera di idee, e ognuno di noi ne ha, nascosti nel profondo.