Dal dilemma del prigioniero alla Tragedia dei Commons
Dal dilemma del prigioniero
alla Tragedia dei commons
Illustreremo qui di seguito una variante del dilemma del prigioniero, in cui Alice e Bob, due briganti, devono spartirsi il contenuto di una pentola piena di preziose monete d’oro.
Ciascuno di essi può decidere se prendere per sé una sola moneta, o se darne due al/alla “collega”, la prima strategia, quindi, è più “egoistica”, mentre la seconda è più “altruistica”.
Con il concetto di dominanza di una strategia possiamo prevedere quale sarà il comportamento dei giocatori, che si rivela altamente inefficiente.
Considerando dei pay-off indicativi del guadagno ricavato dallo sfruttamento, il gioco si può schematizzare in forma tabellare come segue:
|
A \ B |
dai |
prendi |
|
dai |
2 2 |
0 3 |
|
prendi |
3 0 |
1 1 |
Come possiamo facilmente osservare, “prendi” domina fortemente “dai” per Alice, in quanto il pay-off, qualsiasi sia la scelta di II, sarà maggiore. Lo stesso vale per Bob.
Perciò, possiamo constatare che l’equilibrio di Nash del gioco è (“prendi” , “prendi”), una soluzione non certo efficiente, perché esiste un esito strettamente preferito da entrambi i giocatori.
Quindi, due giocatori razionali e intelligenti che seguono una strategia dominante non raggiungono necessariamente i risultati migliori.
–Scomposizione del gioco–
Per comprendere più a fondo questo meccanismo, si può pensare di dividere il gioco in due sottogiochi, uno di coordinamento, che considera gli influssi della scelta sul giocatore stesso, e un “dummy game”, di pura esternalità, che considera gli effetti delle strategie scelte sull’altro giocatore.
Gioco di coordinamento
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A \ B |
dai |
prendi |
|
dai |
0 0 |
0 1 |
|
prendi |
1 0 |
2 2 |
Gioco di pura esternalità
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A \ B |
dai |
prendi |
|
dai |
2 2 |
0 2 |
|
prendi |
2 0 |
0 0 |
Se i giocatori scelgono (“prendi” , “prendi”), sono prevalenti gli effetti di pura esternalità negativa sul guadagno del singolo, rispetto a quelli previsti dal gioco di coordinamento.
Reali “Tragedie”
Ora rivediamo la stessa situazione attraverso alcuni esempi, in modo d’approfondire e consolidare il risultato precedentemente ottenuto.
Il caso della “Tragedia dei Commons”, affrontato per la prima volta da Garret Hardin in uno scottante articolo del 1968 riguardante il problema della sovrappopolazione mondiale, può essere analizzato secondo i principi della Teoria dei giochi come una generalizzazione del dilemma del prigioniero.
Il termine “Commons” fa riferimento a risorse il cui uso è condiviso da una comunità o da un insieme di stati, senza che ci siano vincoli di proprietà individuale. Questa è la situazione di una spiaggia libera, di un pascolo in terreni di pertinenza di una comunità, delle risorse ittiche nel mare, dell’acqua in un villaggio.
Hardin sostiene che un individualismo senza regole ha come risultato la distruzione delle risorse di una proprietà comune:
“Ogni individuo che persegue l’interesse personale sarà devastante per gli interessi della natura”
(The tragedy of the commons, Garret Hardin, 1968)
Le uniche alternative sono, per Hardin, o il socialismo con il suo controllo autoritario delle risorse oppure la privatizzazione delle risorse nel sistema di libero mercato, ma, come vedremo in seguito, non è l’unica visione esistente.
Consideriamo, per esempio, un pascolo comune utilizzato da alcuni pastori. Ogni pastore cerca di massimizzare il suo guadagno e quindi si chiede quale sia l’utilità per lui di aumentare di una unità il suo gregge. Egli deve considerare due elementi:
• il vantaggio che gli deriva dall’allevamento di un animale in più: l’utile realizzato è infatti proporzionale al numero di capi allevati.
• lo svantaggio che l’allevamento di un ulteriore animale comporta in termini di maggiore consumo della risorsa comune e quindi un suo impoverimento.
Ma quest’ultimo effetto è ripartito fra tutti i pastori che utilizzano il pascolo, quindi egli ne risentirà solamente per una piccola frazione. La conclusione finale di questo pastore ‘razionale’ è che gli conviene aumentare il proprio gregge. Ma perché gli altri non dovrebbero ragionare nello stesso modo?
Da qui la “tragedia”: ogni uomo mirando al conseguimento del proprio massimo utile è responsabile della rovina dell’intero sistema dal quale esso stesso dipende
Un altro esempio, sicuramente più attuale, è quello dell’inquinamento. Il calcolo dell’utilità è più o meno come prima. L’uomo razionale scopre che la sua parte del costo dell’inquinamento che rilascia nei commons è minore del costo di purificare i suoi scarichi prima di immetterli.
Poiché questo è vero per tutti, ci troviamo imprigionati in un circolo vizioso nel quale “insozziamo il nostro nido” fin tanto che non seguiamo regole condivise sull’emissione di agenti inquinanti e lo sfruttamento delle risorse naturali.
Il discorso è riconducibile anche al campo informatico e in particolare ai programmi peer-to-peer. Nelle reti p2p i nodi possono essere sia fornitori (server) che fruitori (client) di risorse. Generalmente essi preferiscono “egoisticamente” essere client, cioè vogliono solamente usufruire della rete, senza essere server. Questi prendono il nome di “free rider”. Il loro comportamento costituisce un reale pericolo per la sopravvivenza del sistema; se tutti adottassero questo comportamento, il p2p cesserebbe di esistere, essendo basato sulla condivisione in entrambe le direzioni. Come si può facilmente notare, anche qui ritorna il punto chiave della questione. In questo caso una valida soluzione è stata trovata: ottiene un buon servizio solo chi offre un buon servizio.
Ma, come abbiamo già anticipato, quello di Hardin non è l’unico punto di vista sulla tragedia dei Commons. Elinor Ostrom, ad esempio, contrappone un approccio empirico al binomio forzato Leviathan-privatizzazione nel libro “Governing the Commons: The Evolution of Institutions for Collective Action”. Approccio che si basa sull’analisi di alcune longeve CPR (common-pool resource) autogovernate e organizzate senza un ricorso ai mezzi estremi individuati da Hardin; si tratta di alcuni villaggi giapponesi, di Tobel, cittadina svizzera, di alcune comunità per l’irrigazione condivisa dei terreni e di altri esempi tratti dalla storia. La Ostrom analizza queste situazioni valutando costi, benefici e norme comuni che contribuiscono al corretto funzionamento delle CPR, rendendo quindi più difficile sostenere la visione estremamente pessimistica di Hardin.
In conclusione, si potrebbe generalizzare dicendo che un piccolo “sacrificio” al proprio utile, dettato dal buon senso o imposto, può essere vitale per l’intero sistema, a vantaggio di tutti.
Elaborato da:
Denajda Aliaj Raffaello Camoriano Giulio Cerruti
Bibliografia e fonti
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Scomposizione del gioco (dummy game e puro coordinamento): Lezioni del Prof. Fioravante Patrone, Università di Genova.
-
Game Theory – A Very Short Introduction, Ken Binmore, Oxford University Press 2007, pp. 184
-
The tragedy of the commons, Garret Hardin, Science, 162, 1243-1248, 1968
-
http://www.beyondintractability.org/booksummary/10430/?nid=5375 da www.beyondintractability.org, Book summary of Governing the Commons, by T.A. O’Lonergan, Conflict Research Consortium
5 comments so far
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Uhm,
alcuni commenti:
- il dilemma del prigioniero può essere fuorviante come “tragedia dei commons”, in quanto in generale non si ha la dominanza che invece è caratteristica del dilemma del prigioniero
- gli esempi mi sembrano appropriati, nella stringatezza del testo
- mi piace la “decomposizione” e anche l’esmepio p2p
- non è detto che Gardin avesse così tanto ragione. C’è un libro MOLTO interessante di Elinor Ostrom (“Governing the Commons”, vedasi http://www.scottlondon.com/reviews/ostrom.html), il quale mostra come possano esistere esempi di commons con ottimi risultati. Insomma, la semplicità del modello di Gardin potrebbe essere gravemente fuorviante.
Cordiali saluti
Fioravante
Grazie per il gradito commento che non mi aspettavo!
1) Ne approfitto per chiederle come potrebbe essere schematizzata in tabella la Tragedia dei Commons, io ho scelto di usare payoff simili a quelli del dilemma del prigioniero, semplificando parecchio, perché in generale questo caso sembra avere molte variabili se applicato alla realtà, e quindi i pesi varierebbero a seconda dell’applicazione e dell’”intensità” con cui vengono applicate le strategie. Quali premesse e restrizioni del caso è indispensabile fare per rendere corretta la rappresentazione 2X2? Oppure che rappresentazione alternativa potremmo usare?
2) Per quanto riguarda l’articolo, mi sento sollevato per il fatto che sia stato confutato in alcuni punti fondamentali, poiché, leggendolo, l’ho trovato veramente inquietante (oscillavo sulla sedia) e assimilabile alla Repubblica di Platone con la distruzione della famiglia come nucleo della società. Leggerei volentieri quel libro che lei consiglia , vedo che è disponibile in biblioteca.
1)
Dal punto di vista formale, si ha un gioco in forma strategica che rappresenta la tragedia dei commons se esso ha un unico equilibrio che è inefficiente (dal punto di vista paretiano). Tipicamente, nei modelli più semplici si assume di avere un gioco simmetrico (credo che informalmente si capisca cosa vuol dire). Altra caratteristica spesso presente è la risolubilità del gioco tramite eliminazione iterata di strategie fortemente dominate.
Ovviamente il DP rientra in questo schema, solo che essendo 2×2 ci si ritrova con strategie fortemente dominanti. Quindi si ha a disposizione un concetto di soluzione molto più forte, molto più robusto di quello di equilibrio di Nash (ed anche di eliminazione iterata di strategie dominate: “beauty context” docet…).
Per questo motivo rischia di essere una rappresentazione eccessivamente semplificata della tragedia dei commons.
2a)
Potresti consolarti leggendo le opinioni di Marx su Malthus (di cui Gardner è “erede diretto”). Vedi ad esempio questi due link:
http://www.cooper.edu/humanities/core/hss3/k_marx2.html
http://acceleratethecontradictions.blogspot.com/2008/04/from-malthus-to-marx.html
da quest’ultimo cito:
“Here’s a bit from The Encyclopedia Britannica that sums things up nicely.
While both Karl Marx and Malthus accepted many of the views of the classical economists, Marx was harshly and implacably critical of Malthus and his ideas. The vehemence of the assault was remarkable. Marx reviled Malthus as a “miserable parson” guilty of spreading a “vile and infamous doctrine, this repulsive blasphemy against man and nature.””
2b) Il libro della Ostrom è un bellissimo libro: ho avuto occasione di averlo sottomane e di leggerne alcune parti. Certo, su tematiche centrate sulle risorse naturali (molto interessanti le sue analisi di sistemi di irrigazione, di gestione di acque comuni). Quindi magari non su temi di tuo diretto interesse “professionale”, ma i bei libri meritano sempre di essere letti. Qualcosa danno sempre.
Bye
Abbiamo aggiornato l’articolo, avendo apportato alcune modifiche correttive. Abbiamo specificato che nella prima parte si discute di un particolare caso del dilemma del prigioniero e poi il discorso si amplia nella seconda parte sulla tragedia dei commons. Può andare bene?
Beh, ma questo è un blog, mica un posto dove dare pagelle! Non ho nessun mandato a farlo. Si discute liberamente e altrettanto liberamente si decide se intervenire o no. Per i “compiti”, ne parliamo altrove